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Articolo19

Scuola, tagli come per la sanità
ridimensionati 2000 istituti
ROMA - Sul fronte caldo della scuola -
sperimentazione contrastata, contratto nazionale da rinnovare, graduatorie dei
supplenti bloccate dal Tar - si abbatte un altro temporale: il progetto del
ministro Moratti di ridimensionare con tagli e accorpamenti più di duemila
scuole, considerate poco produttive: tutte quelle al di sotto del rapporto 9.5
alunni per docente. I sindacati erano in allarme dal luglio scorso e il blocco
del concorso per 1.500 presidi ha accresciuto la loro inquietudine. Così la Cgil
scuola in un incontro tenuto ieri a Roma ha deciso mobilitare i suoi segretari
regionali per fronteggiare l'offensiva del ministro.
La manovra di ridimensionamento potrà partire solo dall'anno scolastico
2003-2004, ma le intenzioni saranno chiare prima: quando il governo presenterà,
entro pochi mesi, la nuova finanziaria. Del resto la Moratti ha in più occasioni
messo nella lista delle priorità la riduzione del "costo del personale, che
supera il 90 per cento del bilancio". Linea confermata prima delle ferie estive
dal sottosegretario all'Istruzione Valentina Aprea in un'intervista al "Mattino"
di Napoli: "Ci sono oltre duemila istituti che hanno un rapporto
studenti-docenti inferiore al parametro minimo di 9.5. Dove questo rapporto non
è giustificato interverremo".
A scorrere il lungo elenco, presentato il 23 luglio dal ministero ai
sindacati, si scoprono cose interessanti. Da ridimensionare, partendo dal fondo,
l'Istituto per ciechi pluriminorati di Assisi, dove lavora un insegnante ogni
1.8 studenti. Da rivedere anche il numero degli insegnanti della scuola
elementare di Castelbarocco, nel Parco del Pollino in Calabria, dove studiano 25
bambini che provengono da una miriade di comuni e frazioni. Fino ad arrivare al
Liceo classico Raffaello di Urbino dove il rapporto tra studenti e docenti è al
limite del parametro minimo deciso dal ministero, vale a dire 9.5.
Il principio del ridimensionamento delle scuole assomiglia molto al piano
sanitario del governo Berlusconi che prevede, la chiusura di una miriade di
piccoli ospedali. "Noi ci opponiamo e ci opporremo con fermezza dice il
segretario nazionale della Cgil scuola Enrico Panini gli sprechi non li vuole
nessuno, ma questa manovra intacca il diritto allo studio sancito dalla
Costituzione, che è una cosa diversa. Ed attacca l'autonomia regionale, perché
dal '98 sono le regioni a gestire direttamente la programmazione scolastica, con
l'obbligo di dimensionare le scuole tra i 500 e i 900 alunni.
Se il governo deciderà di andare fino in fondo si troverà in primo luogo a
fronteggiare la rivolta delle regioni. Ma anche i sindacati non staranno a
guardare, perché non si può dimenticare che nel lungo elenco del ministero ci
sono molte scuole che accolgono studenti con gravi handicap, o istituti in zone
disagiate come quelle montane. E poi il parametro di 9.5 studenti per docente
non è scritto da nessuna parte".
Un primo segnale è arrivato da Adriana Buffardi, assessore regionale alla Scuola
della Campania e coordinatrice nazionale nella Conferenza delle regioni.
L'assessore ha preso carta e penna ed ha scritto una lettera di fuoco al
ministro Moratti: "I tagli preventivati, tra l'altro decisi sulla base di
valutazioni puramente matematiche, non sono stati concertati, o comunicati
preventivamente agli enti locali e alle regioni, queste ultime titolari
esclusive in materia di programmazione della rete scolastica. Le chiedo un
incontro urgente per discutere sul progetto del ridimensionamento".
( LA
REPUBBLICA 28/08/2002)
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