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Home Page> Gli articoli della redazione> Articolo 10

LA MORATTI CONTRO POLLICINO

Il Manifesto in difesa della letteratura per l’infanzia è stato inviato ai maggiori giornali italiani e finora ne hanno parlato <Repubblica>, <L’Unità>, <Il Secolo XIX> e altri ne parleranno nei prossimi giorni. Su <Repubblica> del 30 gennaio scorso (La nuova scuola boccia le fiabe) Benedetto Vertecchi, dell’Università di Roma Tre, dice. < Gli insegnanti intelligenti potranno continuare a insegnare anche attraverso la narrativa per l’infanzia; quelli pigri, invece, si atterranno scrupolosamente e burocraticamente alle indicazioni e non lo faranno. Il rischio dunque c’è ed è reale. Insegnare attraverso la narrativa per l’infanzia richiede attenzione, tempo, cura, progettazione, e dunque maestri, insegnanti, materiali fantasiosi. Un mondo intero, che la linea Moratti di contenimento ha lasciato fuori dal proprio orizzonte tecnico>.Su <L’Unità> del 31 gennaio è uscito un articolo di Franco Frabboni che vogliamo riportare per intero:

Con immutata severità le più autorevoli ricerche internazionali inondano ogni anno il nostro paese con i rintocchi delle loro campane a morto. Ci rimproverano di scivolare sempre di più verso derive inaccettabili – per una nazione di sviluppo economico avanzato – di  analfabetismo diffuso, di illetteratismo di massa. La loro bocciatura è rivolta al nostro comportamento schizofrenico al cospetto degli odierni consumi culturali. Siamo tranquillamente nei play off, nelle posizioni di testa, quanto a divoratori di cultura massmediologica (sono quelle conoscenze usa e getta triturate nei canali televisivi che causano l’ingessamento del nostro pensiero). Siamo pericolosamente nei play out, nelle posizioni di coda, quanto consumatori di cultura interiorizzata (sono le conoscenze di lunga durata che danno vitalità e criticità al nostro pensiero). Siamo bulimici, voraci e insaziabili alla mensa dei maleodoranti piatti televisivi (con una eccezione di cui siamo fieri: l’età giovanile che fa marameo ai menu surgelati della lanterna magica); siamo purtroppo anoressici, disappetenti e schifiltosi alla mensa del libro. Dunque il livello dei consumi culturali di casa nostra, dentro il quale campeggia una sola vestale mediatica, ci fa arrossire di vergogna e ci allarma non poco. Ma il nostro rossore e la nostra rabbia si raddoppiano di intensità e di virulenza quando ci informano che i bambini della scuola materna e della scuola elementare sono esposti alla lampada televisiva ben più della nostra popolazione adulta e anziana. Con questo tragico spettro: l’ammasso del cervello a tre anni, la precoce consegna della mente e del cuore del bambino Faust al ghignante Belzebù mediatico. Essere riscaldati sin dalla nascita dall’abbagliante luce della fantasia-aventura-immaginazione della lettura per l’infanzia diventa determinante per il fragile dispositivo della creatività: irrinunciabile per dare autonomia e libertà alla nostra scatola nera. Sì, se leggo, penso. E se leggo fiabe, sogno.

Sembrano volere assecondare questo precoce massacro della creatività della mente e del cuore dell’infanzia le <Indicazioni nazionali per i piani personalizzati> (sinonimi di Programmi). Queste, furtivamente approvate (senza alcun dpr) dal ministero dell’istruzione – per la scuola dell’infanzia, per la scuola primaria e per la scuola media – presentano un volto pieno di rughe (sono nnate vecchie) e di pallori (sono nate povere di suggestioni, incanti, immaginari). Sono Programmi antiquati e mediocri, scritti con la penna di Nonna Speranza. Dentro questi scenari poveri di curiosità culturali e siglati da un’istruzione mnemonico-riproduttiva, poco motivante e attraente per gli allievi, non fa certo sorprese e clamori la totale scomparsa della letteratura per l’infanzia: la fiaba, la favola, la narrazione e il romanzo per i bambini e le bambine. Nel mirino dei programmi già in circolazione sta un’istruzione declinata sui saperi <utili>, sulle conoscenze di uso sociale, sulle competenze gradite al mercato del lavoro: sono le tre <i> berlusconiane dell’informatica, dell’inglese e dell’impresa. E mai le sue frecce mirano al bersaglio grosso delle conoscenze <non utili>, prive di contropartite mercantili spendibili nell’intero arco della vita e non solo nella stagione del lavoro. Stiamo parlando del libro non di testo, del libro-libro. Sì, libro dell’infanzia addio. Perché resta fuori dell’uscio della classe il suo profumo alfabetico, i suoi canoni semiologici e semantici, le sue grammatiche e sintassi, il suo gusto per l’imprevisto e per l’avventura, la sua voglia inesauribile dell’emozionante, dell’azzardo, del comico e del magico. Questo profumo è possibile rintracciarlo e divulgarlo ancora negli spazi della scuola, al di là della riforma Moratti? Sì, è possibile. Allora non perdiamolo dal nostro olfatto, non lasciamocelo del tutto sfuggire verso quel cielo che raffigura il paradiso perduto di un’infanzia felice.

 Franco Frabboni

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